Storia del volo a Napoli e in Campania

Eduardo Spelterini capitano, pilotň lo sferico Urania partendo da S.Lucia (Napoli) il 3 maggio con a bordo un gruppo di napoletani, che per provare l’emozione del volo, pagarono il biglietto di ascensione: Ł. 150. La partenza avvenne alle 17.30.
Furono lanciate in onore dell’Urania due mongolfiere che seguivano la sua scia; all’improvviso queste si incendiarono turbando la gioia dei novelli aeronauti che fortunatamente non furono colpiti dai brandelli in fiamme.
Verso le 18,30 gli aeronauti si accingevano ad atterrare a Capodimonte su un terreno coltivato, ma la protesta dei contadini non riuscě a far sbarcare l’intero equipaggio poiché coloro che trattenevano la navicella, per un comando del capitano mal interpretato, la lasciarono andare facendo raggiungere allo sferico l’altezza di tremila metri in pochi secondi.
Grazie all’abilitŕ del capitano Spelterini, dopo un’ora l’Urania atterrň nel buio fitto della notte presso S. Marcellino nei dintorni di Aversa. Anche qui l’accoglienza non fu cordiale da parte dei contadini accorsi numerosi ed armati all’insolita visita dal cielo, ma il provvido intervento del sindaco evitň il peggio. Nelle prime ore del mattino gli aeronauti, ridiventati “modesti pedoni”, fecero ritorno a Napoli orgogliosi dell’avventura aerea vissuta.

1900 Ascensione tragica !
Luigi Venni, capitano, pilotň lo sferico Napoli , partendo nel pomeriggio del 15 luglio, dall’Arena della Esposizione di Igiene nella Villa Comunale, con a bordo il conte di Montecupo ed il giornalista Pellizzone.
Lo sferico fu trasportato da una leggera brezza verso il mare aperto, non fu possibile atterrare a Capri, né sostenersi a lungo nell’aria, cosě si posň sull’ acqua alle 20,00.
La navicella era priva di mezzi di galleggiamento e non c’erano imbarcazioni di scorta o altri mezzi di soccorso, il vento aumentava ed il mare si agitava sempre di piů, sballottando fra le onde i tre naufraghi; con le prime luci dell’alba, dopo undici ore, il conte fu tratto in salvo da una imbarcazione, gli altri due compagni di volo non furono mai trovati.

1906 Ascensione fortunata !
Enrico Hallecker, aeronauta napoletano, pilotň lo Sparviero partendo la mattina del 16 luglio dal piazzale del circolo sportivo di Viale Elena (Napoli): il Veloce Club; a bordo c’erano il giornalista Giulio Francesconi e la moglie. Nell’eventualitŕ che il pallone finisse in mare, le autoritŕ disposero che fossero seguiti da una torpediniera. Tagliate le gomene che lo trattenevano a terra, il pallone salě d’un tratto a circa 900 metri ed un vento impetuoso lo spinse verso il largo, ad una velocitŕ superiore a quella della torpediniera che appariva agli aeronauti sempre piu’ lontana.
Il pilota riuscě a tenere il pallone in aria per due ore, ma quando la zavorra fu esaurita, scese in mare. I tre aeronauti lottarono per oltre mezz’ora contro la furia del mare, quando finalmente giunse la torpediniera che li trasse in salvo.

1926 Prima trasvolata polare artica !
Umberto Nobile, partě il 10 Aprile da Roma ed effettuň la prima trasvolata polare artica (13.000 km, 176 ore di navigazione) atterrando a Nome in Alaska. L’aeronave scelta per la spedizione era la N-1, appartenente alla flotta aerea italiana, ribattezzata per l’occasione NORGE; fu preparata in modo tale che, nel caso ce ne fosse stata necessitŕ, poteva restare in aria per un intero mese, dunque molti particolari di conforto furono smontati. L’Aeroclub di Norvegia si prese carico di buona parte del finanziamento della missione, il Governo italiano contribuě per un terzo ed il sig. Lincoln Ellsworth per un sesto. L’impresa fu oggetto di critiche da parte dei circoli aeronautici italiani e stranieri per le piccole dimensioni dell’aeronave e per la sua limitata autonomia.
La veritŕ era che né la nave era troppo piccola né l’equipaggio inadeguato, …”se volevamo riuscire dovevamo affrontare le condizioni con quello spirito che nasce nell’uomo quando deve prendere la ferma decisione di vincere o perire” (Umberto Nobile).

BREVE STORIA DELLA MIR

Nel 1903 l’insegnante scolastico russo Konstantin Tsiolkovsky scrisse ‘Dietro il Pianeta Terra’, un lavoro di finzione basato su ciň che aveva sentito nei riguardi della scienza. In quest’opera egli raccontň riguardo stazioni orbitanti nelle quali gli uomini avrebbero imparato a vivere nello spazio. Egli credeva che queste stazioni ci avrebbero permesso di colonizzare lo spazio e compiere missioni sulla Luna, Marte e gli asteroidi.
Kostantin continuň a scrivere di futuribili viaggi nello spazio a bordo di razzi fino alla sua morte nel 1935 e questa sua passione spronň frotte di ricercatori spaziali russi dell’epoca e postumi alla ricerca della conquista dello spazio.
Gli ingegneri spaziali russi iniziarono a lavorare su grossi missili intorno agli anni trenta.
Nel Maggio 1955 iniziarono i lavori nella base di lancio di Baikonur , nell’Asia centrale.
Nell’agosto 1957 il primo missile intercontinentale balistico prese il volo dall’omonima base in un test di prova, e ad esso seguě il lancio dello Sputnik 1 , il primo satellite artificiale del mondo ( 4 ottobre 1957 ) .
Il 12 aprile 1961 Yuri Gagarin fu lanciato a bordo della capsula Vostok 1 e divenne il primo uomo nello spazio.

Un anno dopo gli ingegneri russi descrissero in dettaglio la possibilitŕ di costruire una stazione spaziale orbirante formata da moduli lanciati separatamente ed uniti assieme fuori dall’atmosfera … un quarto di secolo piů tardi nel 1987 questo concetto divenne realtŕ quando il modulo Kvant fu unito al Mir Core; nasceva cosě la stazione orbitale Mir.
Questa realizzazione deve anche rendere grazie ad una serie di stazioni antecedenti formate da un unico modulo che hanno reso possibile lo sviluppo di tecnologie in grado di permettere la costruzione di un complesso orbitante piů vasto: si tratta delle stazioni del tipo Salyut, in totale 7 moduli lanciati in successione dal 1971 al 1982 quando l’ultima versione , la Salyut 7 prese quota a bordo di un razzo dalla base di Baykonur; in particolare questo modello era molto simile al Core, il blocco base della Mir, fatta eccezione nell’assenza del nodo di trasferimento ( del quale si parlerŕ poi ) ed altre modifiche di entitŕ minore.

In alto il lancio del Proton che portň in orbita il
Core della Mir

La Mir č stata la piů grande e duratura stazione spaziale mai costruita.
Nata come stazione strettamente russa, nel corso degli anni divenne base perfetta per una cooperazione internazionale nell’esplorazione spaziale ( e non solo ), specialmente nel corso degli agganci avvenuti con lo Space Shuttle.

L’unione sovietica iniziň ad assemblare la Mir negli anni della corsa allo spazio volendo conquistare un ruolo di primo piano nella lotta psicologica che la vedeva in competizione diretta con gli Stati Uniti.
Il primo modulo fu lanciato nel 1986 ed i sovietici prevedevano di mantenere il complesso attivo per un ciclo di 5 anni quando magari sarebbe stato rimpiazzato, ma il clima internazionale che vide nel 1991 il collasso dell’Unione Sovietica, con le relative ripercussioni sull’industria spaziale russa portň come risultato la cancellazione del progetto di una nuova unitŕ in favore dell’estensione della vita utile della Mir.

La prima parte della Mir a raggiungere lo spazio fu il Core ( inizialmente nominato solamente Mir ).
Il Core era dotato di due portelli d’estremitŕ , uno dei quali fa congiunto l’anno successivo dal modulo Kvant-1, dotato anch’esso di supporti vitali e laboratori, nonché di due boccaporti, uno agganciato con il Core, l’altro poi unito ad una navicella Progress.

OSSERVAZIONE DELLA MIR

Durante il periodo in cui la Mir rimase in orbita era possibile osservarla ad occhio nudo nel cielo notturno a periodi alterni durante l’anno.
La sua presenza nei cieli scuri e limpidi poteva essere confusa con quella di una stella, con la sola differenza che quel puntino luminoso viaggiava a forte velocitŕ per parte dell’arco celeste e poteva rimanere in vista da una manciata di secondi a non piů di pochi minuti .
Questo spettacolo poteva essere osservato a latitudini comprese fra piů e meno 52 gradi rispetto l’equatore, proprio in seno al fatto che la Mir compiva tragitti alternati fra quei due punti massimi non proseguendo oltre.
In media poteva essere vista a coppie di settimane nei cieli notturni , mentre negli altri periodi il suo passaggio era rilegato alle ore diurne in cui la luce del sole ne impediva la sua osservazione.
La visione ad occhio nudo era poi rilegata alle ore di poco successive al tramonto del sole come di poco antecedenti al suo sorgere, talvolta era possibile vederla anche a notte inoltrata con l’ausilio di un telescopio per poterla scorgere anche quando il sole non ne esaltava il profilo.
In genere quando i pannelli solari erano illuminati dalla luce solare e rivolti verso la zona di osservazione si potevano raggiungere valori di magnietudo -3, ma piů generalmente la luminositŕ toccava magnetudo -1 quando tutto il complesso dei moduli era illuminato dalla luce solare e la rifletteva a terra (pannelli solari esclusi ).
Da osservazioni via telescopio spesso la sagoma assumeva riflessi giallo-bronzo e se utilizzate apparecchiature medie o superiori poteva essere scorta con facilitŕ l’intera sagoma della stazione, qualche volta con agganciato lo Shuttle.
Nel corso della vita della Mir molti rifiuti sono stati lanciati verso il pianeta ( come a volte erano caricati a bordo della Progress ), e per la loro osservazione durante il rientro nell’atmosfera era necessaria una buona fortuna, nonché un cielo limpido e nero, come a volte la necessitŕ di cannocchiali.
Occasionalmente nelle vicinanze della Mir sono state osservati diversi corpi minori ; erano navicelle sganciate durante differenti esperimenti dalla stessa Mir.
Ad esempio nel 1996 la germano-russa GFZ-1 fu sganciata da uno dei portelloni della Mir : si trattava di un piccolo satellite del diametro di 21 cm ed una massa di 20 Kg utilizzato per studi orbitali geodetici, il quale era costellato di riflettori laser .
Molte persone dotate anche di semplici binocoli lo hanno osservato nella vicinanza della Mir.
Durante un altro esperimento , risalente al 4 Febbraio 1993, una navicella Progress M sganciň il riflettore solare Znamya ( 86017GZ ) ; questa prova prevedeva lo studio della forza che si sarebbe potuta osservare durante la riflessione solare ( navigazione solare ), come il calcolo del grado di energia solare che poteva essere riflessa a terra dalla stessa vela.
Il raggio riflesso su una porzione del territorio russo apparve brillante come quello della luna piena mentre la Znamya da terra fu vista dotata di una magnitudo pari a –5.
La pressione solare causň in un paio di giorni la spinta del riflettore nell’atmosfera.
Alcune volte dei corpi abbastanza luminosi sono stati osservati in scia alla Mir, si trattava delle navicelle Progress M o Soyuz TM o magari dello stesso Shuttle che stavano rincorrendo la stazione per un attracco o si erano da poco sganciati dalla stessa.